3) Reimarus. Sulla tolleranza dei deisti.
Reimarus osserva che, se i cristiani non sono capaci di tollerare
un cristianesimo razionale, tanto meno accetteranno la pura
razionalit critica. Egli propone di separare Cristo dal
cristianesimo e dall'ebraismo, e di mettere in evidenza che egli
ha predicato solo una "religione razionale pratica", senza quella
parte di mistero, che impone il silenzio della ragione. La
dogmatica ha portato il cristianesimo alla rovina. Gli ariani
furono un'eresia dei primi tempi del cristianesimo, mentre i
sociniani comparvero ai tempi della riforma luterana.
G. E. Lessing, Frammenti di un anonimo.

Se oggi non si vuol tollerare nessun Cristianesimo della ragione,
nessun ariano e sociniano: cosa possono sperare coloro che si
attengono alla sua ragione soltanto, nella conoscenza e
nell'adorazione di Dio? Giacch molti gi da gran tempo sono
giunti segretamente a comprendere perfettamente che, qualora non
si volesse separare la dottrina personale di Cristo da quella
degli Apostoli e dei Padri della Chiesa, ma semplicemente
conservarla, il Cristianesimo degli Apostoli e quello da allora in
poi sempre in peggio degenerato non potrebbe pi essere salvato
con artifici e giravolte. La pura dottrina di Cristo, quale 
uscita dalla sua stessa bocca, nella misura in cui non  dominio
particolare dell'Ebraismo, ma pu divenire universale, non
contiene nient'altro che una religione pratica razionale. Perci
ogni uomo dotato di ragione si chiamerebbe cristiano secondo il
cuore, se occorresse dare un nome alla religione. E forse quelli
tra i Corinti che non volevano essere chiamati n di Paolo, n di
Apollo, n di Pietro, ma soltanto cristiani, hanno in tal modo
conosciuto simile purezza della dottrina di Cristo, senza ogni
aggiunta di questo o di quell'Apostolo. Appunto, questa dottrina
sarebbe rimasta ancora cristiana, se la si fosse sviluppata
ulteriormente secondo gli stessi princpi, rendendola un
insegnamento compiuto del timore di Dio, del dovere e della virt.
Ma non appena gli Apostoli cominciarono a mescolarvi insieme il
loro sistema ebraico intorno al Messia e alla divinit degli
scritti di Mos e dei Profeti, costruendo su questa base un nuovo
sistema misterioso, allora questa religione non pot pi divenire
universale. La fede su cui si appoggiava richiedeva troppa
dimostrazione perch chiunque, in ogni luogo e in ogni tempo,
potesse accettarla con sufficiente comprensione e convinzione, o
liberarla da obbiezioni ed ostacoli. Ma se fosse stata una fede
cieca, senza comprensione n convinzione, essa doveva
necessariamente significare la completa riduzione al silenzio e la
soppressione della ragione.
Ed a questo mirarono gi gli Apostoli, i quali inoltre, poich non
avevano ponderato completamente il loro sistema di fede n lo
avevano determinato a sufficienza secondo tutti gli articoli
fondamentali, diedero modo ai loro successori di creare sempre pi
numerosi libri di fede, misteri, cerimonie e formule di fede, e di
dichiararsi l'un l'altro, con il pi grande accanimento, eretico
intorno a quei punti, introducendo ancora il principio
complementare della tradizione e del pronunciamento pontificio,
quand'anche gli scritti degli Apostoli non risolvessero
sufficientemente la disputa. E quando, divenuta troppo grave la
caduta del Cristianesimo nella superstizione, s'intraprese una
riforma, non ci si pot tuttavia trovare d'accordo sulla quantit
di scorie sudice da spazzar via. Uno si avvicina alla ragione pi
dell'altro: e tuttavia entrambi non abbastanza da poter resistere
di fronte agli attacchi dei cosiddetti deisti e naturalisti.
Perci alcuni teologi, come s' detto, hanno cercato di accomodare
ulteriormente il Cristianesimo secondo la ragione, per quanto
riguarda le proposizioni di fede ed i princpi, in modo da
salvarlo cos dalla sua totale rovina e di renderlo accettabile
per l'uomo di pensiero. Io per dubito assai che con questo metodo
del Cristianesimo non rimarr molto pi che il solo nome_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
quindicesimo,  pagine 1529-1530.
